

Chissà se davvero nel IV secolo era poco più di uno scoglio infestato di serpi e di draghi. La leggenda vuole che proprio su questo isolotto Giulio, giunto in fuga dalle persecuzioni fin da Egina in Grecia insieme al fratello Giuliano, decise di costruire la sua chiesa. Non riuscendo a trovare una barca, stese il mantello e vi venne trasportato dalle onde combattendo la tempesta col bastone. La sua predica debellò anche i mostri dell’isola e così, nel 390, fondò la Basilica come fulcro cristiano del Cusio, e lì volle essere sepolto.
In realtà l’Isola, insieme ad Orta, era un ottimo punto di difesa contro i barbari e infatti fu teatro di sanguinose vicende: possesso dei vescovi novaresi, poi ducato longobardo e teatro di tradimenti (il duca Minulfo vi venne fatto uccidere da re Agilulfo nel 590 ed è ancora sepolto sull’Isola), poi ancora oggetto di lotte e di assedi nel 957, con Berengario II rifugiatosi sull’Isola assediata per mesi da Ottone I. Infine nuovamente patrimonio del Vescovo di Novara, che la cedette solo nella seconda metà del sec. XVIII.
L’Isola di San Giulio, raggiungibile con un servizio di linea nei mesi estivi, ma anche con servizi di motoscafi e barche private, ha una forma ellittica lunga meno di 300 m e larga ca. la metà, ed è interamente occupata dalla Basilica di San Giulio, dall’ex Seminario ottocentesco, costruito sulle rovine di un castello, e da una serie di palazzi, primo fra tutti quello del conte vescovo di Novara, un tempo occupati dai canonici. Si approda all’Isola su un prato ombreggiato da ippocastani. Una scalinata porta all’accesso laterale (quello abituale) della Basilica di San Giulio, uno dei principali monumenti romanici del novarese.
La Basilica è il frutto di ingrandimenti e rimaneggiamenti che l’hanno investita nel corso di numerosi secoli: la facciata tripartita e ornata di archetti pensili, è affiancata da due torrette del XII sec. Il pronao venne aggiunto nella prima metà del sec. XVII. Il campanile del XII sec., a pianta quadrata, è distinto e isolato dalla chiesa e presenta una trifora all’altezza della cella campanaria.
L’interno della Basilica, a tre navate, conserva dipinti di varie epoche, in parte ricoperti successivamente, ma soprattutto conserva il magnifico ambone in serpentino di Oira, cioè il pulpito rettangolare ornato da sei piastre scolpite a rilievo con i simboli dei quattro evangelisti e due scene simboliche con animali mitologici, sostenuto da colonnette decorate: un capolavoro della scultura romanica, databile fra il 1110 e il 1120.
Nella cripta un’urna d’argento conserva le spoglie del fondatore, San Giulio, cui è dedicata non solo la Basilica, ma anche l’Isola e il borgo di Orta.
L’Isola conserva quell’aura religiosa che i millenni hanno lasciato, da San Giulio ai Vescovi novaresi, fino al Seminario ottocentesco ed oggi alla presenza sull’Isola delle suore di clausura benedettine che hanno trasformato proprio il Palazzo dei Vescovi in un Convento. Provenienti da Viboldone (Milano), nel 1973 hanno fondato l’Abbazia benedettina Mater Ecclesiae: le suore si dedicano principalmente allo studio e alla preghiera, e al restauro di antichi e preziosi paramenti sacri e arazzi. Si dedicano inoltre alla produzione di ostie e del “pane di San Giulio”. Le suore sono le uniche persone stabilmente residenti sull’isola.
Altri palazzi, un tempo residenze dei canonici, sono divenute proprietà private o di enti: d’estate la stagione concertistica di Villa Tallone propone prestigiosi concerti in una cornice suggestiva, unica, eccezionale.
Un’Isola impregnata di storia e di tradizioni religiose, arricchita da eventi culturali soprattutto durante il periodo estivo. Un’Isola che, insieme al paese di Orta, va ad incastonarsi come un diamante al centro del Cusio.